28/10/17

I Racconti di Ciccio e Astericcio (13): QUATTRO PASSI NELLA STORIA DELLA SCIENZA (4° parte)

citazione

 

Il presente articolo è stato inserito nella sezione d'archivio  "Quattro passi nella storia della Scienza"

Barbariccio: Perdinciriccio! Proprio ora che avevamo preso il via a parlare dell’informazione, il mio argomento preferito, doveva ripresentarsi quel tizio con i baffoni e il ciuffo ribelle a rompere le uova nel paniere?

Daniccia: Su, un po’ di pazienza… sono molti mesi che i lettori affezionati alla storia della Scienza stanno aspettando questo momento. E confesso che lo stavo aspettando anch’io…

Barbariccio: Ora capisco tutto… quando l’altro ieri parlottavi fitto fitto sottovoce al telefono, stavi convincendo Curiosità ad organizzare il viaggio spaziotemporale di Einstein, eh? Di’ la verità!

Daniccia: Beh, sì, è con Curiosità che stavo parlando, ma solo perché ero un po’ preoccupata per il suo ritardo e volevo accertarmi che non ci fossero problemi…

Barbariccio: Ok, ok, sarà meglio che tu non mi racconti altro se no potrei drizzare gli aculei! Tanto ormai siamo in ballo e balliamo. Su, riprendiamo il discorso da dove l’avevamo interrotto… ops… sarà il caso che me lo riguardi perché non mi ricordo granché…

Daniccia: Ah sì, eh? Ti consiglio di ripassare molto bene quello che è successo nella puntata precedente (ma anche in quella prima e in quella prima ancora), se no come facciamo ad affrontare questa che in quelle storie affonda le proprie radici?

Barbariccio: Devo proprio?!?

Daniccia: Su, pigrona, al lavoro, domani ti interrogo! E non farti suggerire da Papamicio se no li drizzo io gli aculei e son dolori…!!

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Al termine di QUESTO RACCONTO, abbiamo lasciato i nostri amici, ai quali si era unito Albert Einstein, radunati intorno ad un barbecue stracolmo di salsicce. La storia riparte da lì…

 

Albert: Slurp, slurp… che squisitezza queste salsicce! E poi questa maionese delicata e saporita conferisce loro un vero tocco da maestro. Niente a che fare con il ketchup e la senape industriali che mi propinavano alla mensa di Princeton!

Papamicio: Grazie, Albert, mi fa molto piacere che la apprezzi: ci metto molto tempo e pazienza a farla, sai? Questa volta mi è venuta particolarmente bene perché l’ho preparata mentre questi birbanti pelosi e papallosi erano via, quindi nessuno ha disturbato la necessaria concentrazione e sono riuscito a mantenere il giusto ritmo. E’ tutto lavoro di polso, non importa muoverlo velocemente, ma è fondamentale imprimere al cucchiaio un movimento che sia il più possibile uniforme. Non importa quanto tempo ci si impiega, l’importante è che il risultato finale sia un capolavoro… ehm ehm… modestamente…

Scherzy: Dovresti vederlo come si arrabbia quando ci avviciniamo a lui mentre è alle prese con la sua maionese! Tutto deve essere perfetto: i tuorli d’uovo ripuliti per bene dall’albume e a temperatura ambiente, il tipo di olio, la sua quantità e il modo di distribuirlo a cadenze temporali costanti…

Bianchina: …per non parlare, poi, delle condizioni meteo! Anche a quelle sta attento: senza il giusto grado di umidità e pressione atmosferica, la maionese potrebbe impazzire!

Mimì: …e dobbiamo anche stare attenti a non miagolare troppo forte, se no le onde sonore potrebbero alterare il risultato…

Tigotta: …ovviamente di rincorrere topolini non se ne parla neanche: lo spostamento d’aria potrebbe increspare la superficie della preziosa emulsione e si scatenerebbe il finimondo! Smirimiao!

Papamicio: Bravi, bravi… continuate pure a prendermi in giro…

Albert: Ah ah ah! Non te la prendere, Papamicio, anch’io venivo spesso preso in giro per lo scrupolo maniacale con cui ho sempre affrontato le questioni di cui mi sono occupato. E’ tipico di noi uomini di scienza fare attenzione ai più piccoli particolari.

Papamicio: Grazie per quel “noi”, Albert, ma le questioni di cui di sei occupato tu, sono di tutt’altro livello rispetto alle mie…

Albert: Su questo non ci sono dubbi: infatti io, purtroppo, non so fare la maionese!

Tutti: AHAHAHAHAHAHAHAHAH !!!

Ciccio: Senti, Albert, non è che, tra una salsiccia e l’altra, saresti così gentile da riprendere il discorso interrotto la volta scorsa? Non vorrei che Curiosità ti portasse via di nuovo sul più bello, non si sa mai…

Astericcio: Sì, dai! Muoio dalla voglia di sapere come mai sei tornato nel passato per fare in modo che quel ragazzino sedicenne, relegato a fare il guardiano di porci, potesse proseguire i suoi studi…

Scherzy: Un ragazzino di nome Isaac Newton, per giunta…

Albert: Volentieri! Come vi stavo dicendo, una mattina nell’ottobre del 1954, mentre fissavo il cielo grigio e uggioso attraverso la finestra del mio ufficio a Princeton, fui assalito da tanta malinconia e tanto rimorso per non essere riuscito a fare accettare dalla Comunità Scientifica la mia teoria della Relatività Generale… per quella Ristretta non c’erano stati problemi: era stato sufficiente aggiungere la costanza della velocità della luce al principio d’inerzia galileiano, et voilà… ma tutto ciò valeva solo per i sistemi inerziali, quelli che si muovono di moto rettilineo uniforme. Quindi ero riuscito a compiere il passo decisivo, estendendo la teoria ai sistemi non inerziali, quelli nei quali è presente un’accelerazione, come per esempio la forza di gravità. Galileo aveva già fatto qualche passo in quella direzione studiando la caduta dei gravi, misurando l’accelerazione con la quale si muovono verso terra e arrivando ad una prima formulazione del principio di equivalenza, ma il salto concettuale da compiere per arrivare alla mia Relatività Generale era ancora troppo grande! Quante volte mi sono sentito dire “Teoria elegante e affascinante, ma non ti sembra di volare troppo con la fantasia?”. Avevo un disperato bisogno dell’anello mancante, ovvero di una teoria che affondasse le proprie radici nella Scienza di Galileo e che riuscisse a spiegare in modo inoppugnabile le leggi fisiche che ci circondano! Una teoria che fosse dimostrabile e inattaccabile! Una teoria riconosciuta universalmente, quindi, alla quale la mia fosse riconducibile inserendo nelle mie formule valori della velocità molto più piccoli di quelli della luce: la velocità di un’autovettura, per esempio, ma anche quella di una sonda spaziale. Una teoria rispetto alla quale la mia apparisse come un ampliamento, quindi costituisse per essa delle solide fondamenta su cui costruire una più ampia visione del Tutto.

Papamicio: Stai parlando della Legge di Gravitazione Universale, formulata da Newton nel XVII secolo, alla quale la tua Relatività Generale ha “solo” aggiunto la tua riformulazione del principio di equivalenza

Astericcio: Ora capisco! Isaac aveva passato tutta la vita nell’azienda agricola di famiglia e non aveva avuto l’opportunità di formulare quella legge, quindi tu sei tornato indietro nel tempo e hai cambiato il corso degli eventi in modo che lui potesse tornare a studiare e diventare quel grande scienziato che poi è diventato… geniale, perdinciriccio!

Ciccio: Ma come hai fatto?

Albert: Confesso che di preciso non lo so neanch’io… ricordo solo di essermi addormentato e di aver sognato questo ragazzino che, mentre sorvegliava maiali, pensava a come poter spiegare con una formula matematica il moto dei pianeti intorno al Sole. Quindi…

Curiosità: …quindi ti ho portato da lui, facendoti credere che tutto ciò fosse solo un sogno, e hai fatto quel che era giusto fare: liberasti un maiale che danneggiò la proprietà del vicino. E la mamma di Isaac, dopo aver profumatamente risarcito i danni, capì finalmente che il figlio era più portato per lo studio che per la vita contadina. Il cammino della ricerca scientifica era salvo!

Albert: Mitico Curiosità! Come ho fatto a non pensarci prima!! Non riuscirei a ringraziarti abbastanza neanche se vivessi altre cento vite! Non hai idea della felicità che mi pervase quando, risvegliandomi dopo quel “sogno”, per prima cosa vidi attaccata al muro del mio ufficio una cornice, che prima non c’era, contenente l’articolo che il London Times aveva pubblicato il 7 novembre 1919, intitolato “Rivoluzione nella Scienza – Nuova teoria dell’Universo – Rovesciato Newton”… anche se quel titolo era sbagliato, perché non avevo rovesciato, ma solo ampliato Newton, capii subito che il mio sogno aveva cambiato il corso della storia e la mia Relatività Generale era finalmente diventata patrimonio dell’umanità! E io avrei potuto lasciare questo mondo senza rimpianti…

Mauriccio: Ehm… ehm… chiedo scusa se vi interrompo, mi rendo conto di essere inopportuno, ma sareste così gentili da farmi capire qualcosa?

Ciccio: Ohhhh, finalmente questa volta non è toccato a me fare a figura del testone, grazie Mau!

Scherzy: Non farai la figura del testone questa volta, ma del maleducato di sicuro! Ma dico io, maremma papallina, ti rendi conto che hai offeso il nostro nuovo amico?

Mauriccio: No, Scherzy, non preoccuparti, non mi sono offeso… Ciccio ha ragione, ho tante cose da imparare ancora.

Ciccio: Invece Scherzy ha ragione, scusa Mau, ma io sono fatto così… a volte dovrei contare fino a dieci prima di parlare e poi… stare zitto!

Astericcio: Bando alle ciance, ragazzi! Sentiamo piuttosto, cos’ha da raccontarci il nostro Albert, quello sì che mi interessa!

Albert: Ne sono lieto! Iniziamo, quindi… e, a quanto ho capito, sarà bene che parta da lontano, così anche quel piccolo riccetto con le antenne verdi avrà modo di capire tutto. Ma non ho intenzione di esibirmi in un monologo… state ben attenti, quindi, perché dovrete aiutarmi!

Tutti: SIAMO PRONTI !

Albert: Bene, bene… senti, Papamicio, non è che, per caso, hai un asse di legno abbastanza lunga con sotto le ruote? Mi rendo conto che è una richiesta un po’ strana…

Papamicio: Ma certo che ce l’ho! L’ho costruita con le mie mani l’inverno scorso per portare la legna per il caminetto dal capanno fino a casa! Vado a prenderla.

Albert: Magnifico, sapevo di poter contare su di te! Ora ho bisogno di due volontari per l’esperimento, chi si offre?

Tutti: IO – IO – IO!!!

Albert: Tranquilli, prima o poi tocca a tutti, forza fatevi avanti in due!

Scherzy: Allora scelgo io! Iniziamo con i nostri due ricci alieni, su Mauriccio e Astericcio tocca a voi!

Albert: Tu, Mau, siediti sull’asse e tu, Asty, vieni qui vicino a me. Ora guardatevi l’un l’altro e descrivetemi cosa vedete.

Mau-su-asse

Astericcio: Vedo Mau seduto sulla tavola.

Mauriccio: E io vedo Asty seduto sul prato.

Albert: Quindi chi di voi due si muove e chi sta fermo?

Astericcio: Ma è ovvio, siamo fermi entrambi!

Mauriccio: Confermo!

Ciccio: Tutto qui?!?

Scherzy: Ma insomma, Ciccio, vuoi avere un po’ di pazienza, per favore?? Sta’ zitto e ascolta!

Albert: Ora sii gentile, Papamicio, afferra la corda e trascina l’asse con Mau per qualche metro. Ora dimmi cosa vedi, Asty.

Astericcio: Vedo Mau che si muove con l’asse.

Albert: E tu, Mau, concentrati solo su Asty… cosa vedi?

Mauriccio: Vedo che si allontana da me.

Albert: Perché si allontana da te?

Mauriccio: Perché Papamicio sta tirando l’asse con me sopra.

Albert: Ok, questo è vero… ma dimentica per un attimo di trovarti su quell’asse trascinata da Papamicio, dimentica anche il paesaggio intorno a te e concentrati solo su Asty e dimmi: chi di voi è fermo e chi è in movimento?

Mauriccio: Beh… se la metti così… potrebbe anche essere lui a muoversi.

Albert: Bravo il mio riccio, è proprio qui che volevo arrivare! In realtà sai di essere tu a muoverti perché avverti gli scossoni dell’asse sul terreno, ma se non ci fossero né quelli né i riferimenti offerti dal paesaggio circostante, potresti pensare di essere fermo e che a muoversi sia il tuo amico. E ti dirò di più… se Asty salisse su un’altra asse con le ruote e si muovesse alla tua stessa identica velocità, ad entrambi sembrerebbe di essere fermi. E questo non è altro che il concetto di RELATIVITA’ del MOTO espresso da Giordano Bruno e poi ripreso e formalizzato da Galileo Galilei.

Tigotta: Ho capito, ho capito!! Il moto è relativo perché si può dire se siamo fermi o in movimento solo RELATIVAMENTE a qualcos’altro. Per esempio io sono ferma rispetto a Mimì che è qui seduta accanto a me, mentre sono in movimento rispetto a Bianchina che sta andando dietro il cespuglio a fare la pipì!! Così come Bianchina è in movimento rispetto a me.

Bianchina: Ma insomma, non si può avere un po’ di privacy, perdincimiao?!?

Albert: Complimenti Tigotta, è proprio così! E quel “qualcos’altro” si chiama SISTEMA di RIFERIMENTO. Ma ora facciamo un passetto avanti… riportiamo l’asse con Mau in posizione iniziale e trasciniamola come fatto prima. Tu, Mau, cammina lungo l’asse mentre si muove. Ora, ditemi: se l’asse avanza di due metri ogni secondo e Mau avanza sull’asse di un metro ogni secondo, a quale velocità Mau si muove rispetto ad Asty, che consideriamo fermo?

Mimì: Ma è ovvio! Lo vediamo muoversi più veloce di quanto lui stia camminando perché si trova sull’asse, che si muove a sua volta!

Albert: Giusto, micetta, quindi…?!?

Mimì: Quindi penso che… mmm… fammi pensare… spero di non dire una stupidaggine, ma penso che Mau proceda di tre metri al secondo perché in quel secondo lui percorre un metro e l’asse ne percorre due. Però mi sembra troppo facile per essere vero…

Albert: Guarda, piccola, che l’Universo ama la semplicità e sceglie sempre la strada più facile! Siamo noi uomini che, quando non ne comprendiamo le regole, pensiamo che siano difficili. Ma la difficoltà sta solo nella limitatezza delle nostre capacità.

Mimì: Ok, ok… ma la mia risposta è giusta o sbagliata?

Albert: Ma certo che è giusta! Scusa se ho divagato, ma è tanto dolce naufragare nel mare dell’Universo e della sua semplicità…

Papamicio: Sapessi quanto ti capisco…

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Albert: Dunque, riassumendo, Galileo affermò che la velocità di un corpo che si muove all’interno di un sistema di riferimento si somma alla velocità di quel sistema per chi osserva quel corpo da un altro sistema di riferimento che si considera fermo.

Ciccio: Tutto molto interessante! Grazie per la bella lezione, Albert! Ora possiamo giocare con quell’asse??

Albert: Ehm… ehm… dovrai avere ancora un pochino di pazienza, piccolo riccio peloso, la lezione è appena cominciata…

Ciccio: Oh mammariccia mia! Ok… spara, sono pronto!!

Albert: Bravo! Anche perché ora entriamo nel vivo e ho bisogno di tutta la vostra attenzione: introduciamo il concetto che la velocità della luce è costante in ogni sistema di riferimento e arriviamo dritti dritti a formulare la mia Relavità Ristretta o Speciale!

Papamicio: Raccontaci, innanzitutto, com’è nata in te questa idea… è vera la storia dello specchio?

Albert: Certo che è vera! Dovete sapere che fin da piccolo - per la precisione da quando mio padre mi regalò una bussola per ingannare il tempo a causa di un brutto raffreddore che mi impediva di andare fuori a giocare, e decisi di capire cos’era quella forza invisibile che teneva l’ago puntato verso il nord – la mia curiosità verso lo studio dei fenomeni naturali era particolarmente sviluppata. Non è un caso, quindi, che a sedici anni trascorressi il tempo a pensare a come sarebbe apparsa la mia immagine allo specchio viaggiando alla velocità della luce… tenendo conto che anche le immagini viaggiano alla velocità della luce, secondo voi cosa avrei visto in quello specchio?

Mauriccio: Dunque… fammi pensare… il tuo volto e lo specchio viaggiano alla velocità della luce, l’immagine del tuo volto fa altrettanto… quindi… mah, possibile che l’immagine non riesca a staccarsi dal volto e ad arrivare allo specchio?!?

Bianchina: Sì, sì!! Ho capito anch’io questa volta, lo specchio rimane vuoto!!

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Albert: Esatto, miei cari! Il fatto che la velocità della luce sia finita porta grandi conseguenze e, tutto sommato, dalle riflessioni sullo specchio alla mia Relatività Ristretta, il passo è stato breve.

Ciccio: Forse intravedo la luce in fondo al tunnel…

Albert: Perfetto! E tieni bene a mente che il fondo del tunnel che dici di vedere, non lo vedi com’è in questo momento, ma lo vedi com’era quando la luce è partita da esso… in questo caso solo una impercettibile ed infinitesima frazione di secondo che non fa alcuna differenza, ma così non è quando si ha a che fare con distanze cosmiche e con oggetti che si muovono a velocità comparabili con quella della luce! E’ qui che risiede la differenza tra la Relatività Galileiana del moto e la mia Relatività Ristretta, che l’ha completata.

Tigotta: Ma come ha fatto un grande scienziato come Galileo a non pensare ad una cosa così semplice come la velocità della luce, perdincimiao?!

Albert: Giusta osservazione piccoletta! Infatti ci pensò, eccome se ci pensò! E se avesse avuto una tecnologia all’altezza dei propri pensieri, forse alla Relatività Ristretta ci sarebbe arrivato lui. Infatti tentò di misurare la velocità della luce facendo accendere una lanterna da un suo collaboratore posto a circa due chilometri di distanza da lui. Il problema è che la luce impiega solo 0,0000067 secondi a percorrere una distanza così piccola e nessun strumento manuale avrebbe potuto misurarla. In accordo con il suo metodo scientifico basato sulle osservazioni, il nostro Galileo non poté che concludere che la luce si propagava in modo istantaneo e lì si fermò.

Mimì: Mi fai capire bene, per favore, come può la velocità della luce essere così importante? Miao miao…

Albert: Volentieri! Però avrei bisogno di qualcosa su cui disegnare… non è che, per caso, avete…

Papamicio: …una lavagna? Ovviamente sì, corro a prenderla!

Scherzy: Guardatelo come cammina spedito… ma non aveva tanto male alla gamba?

Bianchina: Macché… un po’ di male ce l’ha dopo l’arrampicata alpina della scorsa settimana, durante la quale si è dimenticato della sua “tenera” età e ha voluto inseguire un camoscio! Ma fa un po’ il tragico solo perché vuole farsi coccolare più del solito… mirimiao!

Tigotta: E ci piace stare al suo gioco, così le coccole ce le prendiamo anche noi, prrr... prrr…

Papamicio: Ecco la lavagna! Beh… Cosa sono questi sorrisetti divertirti?

Scherzy: Niente, niente… stavamo solo prendendo un po’ in giro Ciccio e i suoi puntuali mal di testa.

Albert: Perfetto, grazie! Userò la lavagna per disegnare un treno con due specchi fissati alle estremità. Ma prima immaginiamo di trovarci sul binario e osserviamolo quando è fermo… tu, invece, Astericcio, immagina di salirci sopra, di posizionarti esattamente al centro del vagone e di accendere una candela! Dopo quanto tempo vedrai l’immagine della candela riflessa negli specchi alle estremità del vagone?

Astericcio: Subito dopo averla accesa, suppongo.

Albert: Esatto! Infatti, come abbiamo già detto, la luce è così veloce che sembra percorrere tratti brevi in modo istantaneo, quindi non noterai il ritardo che c’è tra l’accensione della candela e la comparsa della sua immagine negli specchi posti a uguale distanza da te. Ma se la luce fosse molto più lenta? Ipotizziamo che si muova a 30 metri al secondo e che il tuo vagone sia lungo 60 metri. Tu sei nel centro, quindi…?

Astericcio: Quindi la luce della candela dovrebbe percorrere 30 metri per arrivare ad ogni specchio e ci impiegherebbe 1 secondo, giusto?

Albert: Giusto! E voi che siete sul binario, vedete le stesse cose che vede Astericcio dall’interno o no?

Mauriccio: Penso di sì…

Treno-fermo

Albert: Ok, fin qui nessun problema. Ora le cose si complicheranno un pochino, ma non troppo, fate bene attenzione. Ipotizziamo che il treno si metta in movimento e percorra 10 metri al secondo, ovvero, nel nostro ipotetico esempio, si muova ad un terzo della velocità della luce. Tu, Astericcio, che sei dentro al treno e ti muovi con lui, accendi la candela e quando vedi il riflesso di essa negli specchI?

Astericcio: Non vorrei sbagliarmi, ma dovrei vederlo come prima, ovvero dopo 1 secondo. Ti torna?

Treno-in-movimento-1

Albert: Certo che mi torna, infatti per te niente è cambiato: come diceva Galileo, che aveva ripreso il concetto espresso da Giordano Bruno, se ti trovi all’interno di un mezzo di trasporto che si muove di moto rettilineo uniforme, gli effetti fisici di un esperimento saranno identici indipendentemente dal fatto che tale esperimento sia effettuato quando il mezzo è fermo o in movimento. E per voi che, fermi sul binario, osservate il treno in movimento… siamo sicuri che vedrete il riflesso della luce apparire negli specchi nel medesimo momento?

Ciccio: Ma certo che sono sicuro! La luce è sempre velocissimissima e non noteremo alcuna differenza! O no?!

Albert: Ricorda, Ciccio, che abbiamo ipotizzato che la luce viaggi solo a 30 m/s e che il treno viaggi a 10 m/s, quindi la velocità del treno, pari ad un terzo di quella della luce, cambia le carte in tavola e fa sì che gli osservatori esterni vedano qualcosa di diverso rispetto a chi sta dentro il treno. Ti do un piccolo suggerimento: per chi sta fuori dal treno il punto dal quale partono i due raggi di luce rimane quello che è, ma il treno si muove, quindi gli specchi posti alle sue estremità…???

Mauriccio: Uno si avvicina alla luce e l’altro si allontana!

Albert: Giusto! Quindi…??

Mauriccio: Quindi da fuori vedrò la luce che arriva prima allo specchio che le va incontro e dopo a quello che le si allontana!

Ciccio: Mannaggia, Mau, ci stavo arrivando anch’io! O quasi…

Treno-in-movimento-2

Albert: Allora bravi entrambi! Grazie agli esempi che avete correttamente interpretato, abbiamo illustrato il concetto base della mia Relatività Ristretta, la RELATIVITA' della SIMULTANEITA', ovvero che quando un corpo si muove a velocità vicine a quella della luce, ciò che vede un osservatore che si muove con il corpo è diverso da ciò che vede chi rispetto a quel corpo è fermo! In questo caso abbiamo visto che il riflesso della luce sugli specchi è simultaneo per chi accende la luce sul treno, ma non lo è più per chi osserva il fenomeno da fuori. E questo effetto è dovuto solo e soltanto alla luce che è molto veloce ma non è istantanea, e non esiste niente nell’Universo che possa muoversi più veloce di lei. Inoltre, cosa fondamentale, tale velocità è costante in ogni sistema di riferimento ed è un limite invalicabile nell’Universo: niente può muoversi più velocemente! Ne deriva che non è possibile sommare ad essa la velocità del treno, come avrebbe fatto Galileo!

Ciccio: Tutto qui?

Albert: No davvero! Potrei, infatti, dimostrarti che per te che lo osservi da fermo, quel treno apparirebbe più corto (CONTRAZIONE delle LUNGHEZZE) e gli orologi al suo interno sembrerebbero scorrere più lentamente (DILATAZIONE del TEMPO), e ciò è conseguenza del fatto che la velocità della luce è un limite invalicabile e ad essa non si può sommare un’altra velocità… ma dovrai credermi sulla parola, magari ne riparleremo quando avrai studiato un po’ di matematica, ok?

Ciccio: Ok… se proprio devo… sigh!

Papamicio: Se me lo consenti, Albert, vorrei sottolineare la CONTINUITA' tra la RELATIVITA' di GALILEO e la TUA, stupefacente nella sua semplicità: aggiungendo l’ipotesi della velocità della luce finita e costante in ogni sistema di riferimento a quella galileiana, secondo la quale le leggi fisiche sono le stesse in ogni sistema, sei riuscito a spiegare, senza contraddizione alcuna, i fenomeni elettromagnetici… e dico poco!

Albert: Grazie Papamicio! Quel risultato mi aveva riempito d’orgoglio, ma non ero del tutto soddisfatto… una volta realizzata la Relatività Ristretta, mi resi conto che questa non andava completamente d’accordo con la Legge di Gravitazione Universale di Newton! Infatti, secondo quella legge, se, per esempio, il Sole esplodesse, la Terra dovrebbe accorgersene istantaneamente: ciò era in contrasto con la mia teoria secondo la quale nessuna informazione può trasmettersi a velocità superiore a quella della luce! Dovevo assolutamente capire dov’era l’errore che aveva commesso Newton! A ripensarci ora, mi rendo conto che solo un pazzo scatenato avrebbe potuto pensare che Newton il Grande aveva commesso un errore e che sarebbe stato necessario modificare la sua teoria: la più grande certezza su cui si basava la Scienza in quel periodo storico, una certezza che, per oltre due secoli, era sopravvissuta a innumerevoli prove sperimentali ed era capace di descrivere con la stessa semplicità il moto di un sasso lanciato da un bimbo così come il moto dei pianeti intorno al Sole…

Papamicio: ...per fortuna, fosti sufficientemente pazzo da credere in te e andasti avanti fino alla formulazione della Relatività Generale, ancor oggi la teoria più completa per descrivere il macrocosmo! Ma si può sapere come diavolo hai fatto? Il tuo esimio collega Richard Feynman non si stancava di ripetere che non era tanto stupefacente la teoria in sé quanto il fatto che una mente umana avesse potuto concepire quell’idea e crederci fino in fondo…

Albert: Ma dai… così mi lusinghi… in fondo non ho fatto altro che trovare delle semplici risposte ad altrettanto semplici domande! Come quella volta in cui, pensando ad un imbianchino che stava cadendo da un’impalcatura, mi resi conto che egli non avrebbe avvertito il proprio peso quindi non si sarebbe accorto di essere soggetto ad un moto accelerato. Mentre chi lo avesse guardato precipitare verso terra, se ne sarebbe accorto che stava accelerando, eccome se se ne sarebbe accorto!

Ciccio: E’ vero, è vero!! Vi ricordate di quella volta che ho sperimentato io l’assenza di peso in caduta libera? In quei pochi secondi mi sembrava di essere leggero come una nuvola!

Papamicio: Mitico Albert! Quell’intuizione ti consentì di distruggere ogni separazione tra moto inerziale e moto accelerato e capire che un sistema inerziale non è altro che un sistema di riferimento in caduta libera che sta subendo l’accelerazione gravitazionale… anche l’accelerazione era relativa, non solo il moto uniforme! E via tutte quelle forze apparenti delle quali Newton si era egregiamente servito per descrivere il moto: no, l’idea di una forza che agisce a distanza non ti convinceva e tu cosa facesti? Trovasti l’unica soluzione possibile, quasi banale a pensarci ora, quella di uno spaziotempo molle! Molle come un mollusco che si piega, si flette, si deforma, si incurva e si storce, in modo che qualsiasi cosa viva al suo interno sia costretta a seguirne i capricci ma anche a modellarlo! Non avevi bisogno di forze per spiegare il movimento della Terra intorno al Sole: bastava farla correre dritta in uno spazio curvo!!

Albert: Beh, sì, devo ammettere che…

Papamicio: E che dire di quel capolavoro assoluto che è l’equivalenza tra massa ed energia?! E=mc2 tre semplici letterine e un numeretto dalle infinite implicazioni, alcune forse ancora da esplorare!

Albert: In effetti, può sembrare strano ma…

Papamicio: Ma ti rendi conto, amico mio, che quando l’astrofisica non era ancora nata e non era da ignoranti sprovveduti pensare ancora alle stelle fisse, quando il moto dei corpi poteva essere studiato solo nel Sistema Solare e nemmeno si conosceva l’esistenza delle galassie, quando non esistevano i computer e le macchine di Turing, loro antesignane, vagavano ancora nel paradiso delle idee… in quel momento storico sei riuscito a ideare una teoria che è riuscita a spiegare l’esistenza degli oggetti più esotici dell’Universo, come buchi neri, buchi bianchi, stelle di neutroni… neanche tu hai compreso fino in fondo quanti segreti avrebbero svelato le tue equazioni!

Albert: Ma davvero…

Papamicio: …per non parlare poi delle onde gravitazionali, rilevate per la prima volta nel centesimo anno dalla nascita della tua Relatività, dell’effetto fionda, dell’effetto lente gravitazionale… ma hai mai visto l’anello di Einstein? Ecco, guarda e gioisci!! E’ fatto così quello strano coso che tu eri sicuro che esistesse grazie alla curvatura dello spazio tempo che obbliga anche la luce a fare lo slalom tra stelle e galassie!

Anelli-einstein

Albert: Uao! Sono senza parole… che emozione… ero certo che esistesse, ma non immaginavo che fosse così affascinante. Grazie Papamicio!

Papamicio: Grazie a te per tutto ciò che ci hai lasciato in eredità! Potrei continuare per ore e ore e ore…

Ciccio: BASTAAAAAAAA!!!! FERMATE IL COSMO, VOGLIO SCENDERE!!!!!!

Papamicio: Ma sei impazzito, Ciccio, che ti prende?

Ciccio: Mi prende il mal di testa, ecco cosa mi prende quando parti con i tuoi attacchi logorroici e non si capisce una parola di quello che dici! Perdinciricciolina!!

Papamicio: Sì, lo so, devi scusarmi ma quando mi faccio prendere dall’entusiasmo perdo il controllo e questa volta credo di essere più che giustificato! Quale scienziato sano di mente non si farebbe trascinare dall’euforia trovandosi davanti a questo signore che ha cambiato non solo la storia della Scienza ma anche la nostra vita di tutti giorni?!

Ciccio: Sì, sì… questo l’ho capito, però sarà il caso che tu prenda fiato e ci spieghi meglio tutte queste belle cose che hai sparato a mitraglia!

Papamicio: Ok, Ciccino mio, un po’ per volta vi spiegherò tutto, promesso! Ma datemi un po’ di tempo… vi parlerò della sua Relatività Generale e anche di come sia stato fondamentale, suo malgrado, nel dare il via a quella meraviglia che è la Fisica Quantistica!

Albert: Oddio! Non me lo ricordare se no viene il mal di testa anche a me. Se c’è una cosa che proprio non voleva andarmi giù e contro la quale mi sono strenuamente battuto era l’impostazione probabilistica data a quella branca della fisica dalla Scuola di Copenaghen di Niels Bohr! Mi è sempre piaciuto pensare che la Luna sia lì al suo posto anche quando non la guardo… Dio non gioca a dadi, acciderbolina!

FRUSH PLUFF SPLANF FFFFF SWOOSH SVIIISH

NIELS BOHR: Non sei tu che puoi dire a Dio come deve giocare! E poi… sbaglio o il 29 ottobre del 1927, al termine della cena di chiusura del Congresso Solvay, alzasti il tovagliolo in segno di resa e ammettesti che anche se Dio non gioca a dadi, ogni tanto qualche eccezione la fa?

 

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Niels Bohr (1885 - 1962)

 

Albert: Che piacere rivederti Niels! Carissimi, vi presento uno dei più grandi scienziati del XX secolo, nonché grandissima spina nel fianco nella mia vita privata e professionale! Non perdeva occasione per propinarmi, con quel suo stile unico e inconfondibile, la sua visione della Fisica quantistica, quella branca della scienza che studia il microcosmo delle particelle! Dovevate vederlo com’era buffo quando respirava profondamente e poi, tutto d’un fiato, mi spettinava letteralmente nel tentativo di convincermi delle sue teorie! Forse è sua la colpa del mio ciuffo ribelle!

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Niels: Parlare veloce era l’unico modo per far sì che tu ascoltassi ogni mia frase fino in fondo e non mi interrompessi né cambiassi discorso… la tua opinione era l’unica che mi importasse veramente, avrei fatto di tutto per convincerti delle mie idee!

Albert: Come quando, l’ 11 dicembre 1925 a Leida, facemmo insieme il tragitto dalla stazione al ricevimento per la celebrazione del cinquantesimo anniversario del dottorato di Lorentz…

Niels: Ti confesso che quella passeggiata non fu casuale, l’aveva organizzata Ehrenfest per darmi la possibilità di parlarti in privato prima di arrivare alla festa…

Albert: E parlammo… eccome se parlammo… non ci accorgemmo neanche di quante volte il tram percorse il suo intero tragitto tra un capolinea e l’altro prima di deciderci a scendere alla fermata giusta!

Niels: Mentre il buon Ehrenfest, che non voleva perdersi una parola delle nostre discussioni, si guardava bene dall’avvertirci che l’autista stava per chiamare la neuro…

 

 

 

 

Daniccia: Ma questa è tutta un’altra storia…

Barbariccio: …e se mai troveremo il coraggio, proveremo a raccontarvela!

Daniccia: Lo troveremo, lo troveremo…

 

 

NEWS! C'è voluto un po', ma finalmente il coraggio lo abbiamo trovato...

Finalmente anche Gatto Gualtiero si è deciso a miagolarci del concetto di Relatività da Giordano Bruno (ebbene sì, proprio lui è stato il primo) fino ad Albert Einstein, passando per Galileo e Newton! Ascoltiamolo in miagoloso silenzio...

Tutti i racconti di Ciccio e Astericcio sono disponibili nella rubrica ad essi dedicata

2 commenti

  1. oreste pautasso

    Questo racconto mi è molto piaciuto. Si vedono tutti i retroscena che hanno prodotto le grandi svolte nella storia della comprensione dei fenomeni naturali da parte dell'umanità.

    Certo che quel Newton era proprio un genio. Chissà cosa avrebbe combinato se non gli fosse capitata quella disgrazia della mela in testa. Se anche così menomato è riuscito a fare quello che ha fatto,  figuriamoci  con il cervello pienamente funzionante. Magari avrebbe pensato subito alla relatività generale, senza bisogno di aspettare tre secoli che arrivasse un altro genio come Einstein.

  2. Barbariccio & Daniccia

    Caro Oreste,

    esistono varie leggende su come sia andata realmente la storia della mela, ma nessuna parla di disgrazia; guarda un po' cosa ne pensano Vin-Census e Mauritius... 8-O

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/02/13/i-racconti-di-vin-census-il-sogno-e-la-scienza/

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2016/12/21/i-racconti-di-mauritius-una-mela-al-giorno/

    :-P

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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